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    Gli spettacolari nevai del Matese custoditi nelle gole dei circhi glaciali

mercoledì, 23 gennaio 2019
Non tutti lo immaginano, ma anche il Molise ha i suoi nevai: metri e metri di neve accumulata che non si sciolgono quasi mai, né si trasformano in ghiaccio. Sono nascosti nelle gole più impervie, accessibili a pochi, e possono durare anche per decine di anni. Dipende dalle condizioni meteo e dalla quantità di neve.
VisitMolise ha incontrato Massimo Martusciello, l’esploratore fotografo che in questi giorni ha raggiunto una popolarità straordinaria con un articolo online, con tanto di foto del Vesuvio e di Capri visti dal Matese, condiviso da VisitMolise e altre  5300 volte (con centinaia di migliaia di interazioni, letture comprese) e che ha portato alla ribalta in tutt’Italia il massiccio montuoso che separa il Molise dalla Campania.
Martusciello ha fotografato in piena estate, e a settembre, uno di questi accumuli di neve, in termini glaciologici un glacionevato, che si conserva in uno dei tratti più spettacolari del Matese, nel territorio di Roccamandolfi. E’ del 23 luglio 2017  lo scatto che vedete qui sopra. Un’immagine meravigliosa, perché evidenzia la relazione materiale e figurata tra l’uomo (che si vede piccolissimo nella parte alta del nevaio) e la natura, in questo caso le due pareti sul nevaio, molto profondo e che si allunga per un centinaio di metri.
Siamo in una zona paesaggistica tra le più ricche e belle in regione. Sul Matese ci sono diversi circhi glaciali nello spazio di pochi
chilometri in linea d’aria, uno di questi sfocia nella Valle Fondacone che esprime un fascino unico con la forra a strapiombo sul nevaio, e i due ‘campanarielli’, due guglie collegate da una strettissima sella (valico tra due valli attraverso una dorsale).
La Valle Fondacone era sede di un ghiacciaio pleistocenico la cui calotta si estendeva a ridosso della cresta che procede da Colle Tamburo (1982 metri, più della Gallinola) fino al Miletto (2050). Tra le due cime  (vedo foto in galleria) c’è il Monte Forca di Cane (1927) dal quale si sviluppa il circo glaciale del Fondacone, con un ramo stretto, detto ‘Scaricaturo' perché ricettacolo di distacchi di neve e ghiaccio dalle pareti sovrastanti. Un po’ più a monte, in località Arca di cane e più a valle, un tempo non troppo lontano, la gente di Roccamandolfi conservava le vivande, sempre al fresco della neve e della sorgente che c’era.
Risalendo dallo ‘Scaricaturo’, equipaggiati di corde e forza fisica, si arriva al nevaio naturale della foto. Qui, tra due ripide pareti, che in un tratto quasi si toccano, si accumula la neve, portata dal vento durante e dopo le tormente. L’esposizione del Matese in quest’area e la presenza dei muri rocciosi impediscono al sole di sciogliere la neve che si accumula fino a raggiungere diversi metri di altezza, spesso anche a settembre.
Inutile dire che questo tratto di paesaggio è meraviglioso e incontaminato. A monte della forra, poco prima del declivio che annuncia un precipizio di alcune decine di metri, due piccole cascate arricchiscono il già straordinario quadro disegnato dall’erosione e dagli agenti atmosferici, all’ombra dai ‘campanarielli’ (1614 metri). L’acqua scende da due grotte carsiche che sono meta di gruppi di speleologi.  
Uno spettacolo non per tutti, a meno che non ci si fermi a valle, ecco perché la foto di Martusciello è così interessante. Ci fa pensare, come poche altre, a queste nicchie di erosione scavate da antichi ghiacciai nel corso delle ultime fasi glaciali che hanno caratterizzato il Pleistocene, localizzate lungo il versante nord-orientale del Miletto.  Per chi volesse avere una panoramica ampia, senza avventurarsi oltre, tra i boschi di faggio,  il versante è ben osservabile dalla strada che collega Cantalupo del Sannio e Roccamandolfi, approssimandosi a quest’ultimo abitato, da uno spiazzale di cava.
I circhi glaciali indicano che da Colle Tamburo dovevano partire due ghiacciai vallivi (quello del Fondacone e quello del Folubrico, dove sono presenti gli altri due circhi glaciali), i cui accumuli morenici sono osservabili lungo le valli a quote comprese tra 1100 e 1400. Quanto all’età dei circhi, la quota altimetrica relativamente bassa ha indotto a ipotizzare una loro attività anche precedentemente all’ultima Glaciazione. #vistimolise!
Per info ed escursioni guidate sulle montagne molisane contattare il Cai Molise:
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